Orestiadi a Gibellina (TP)

In Sicilia, ponte dell’Europa verso l’Africa, sono viventi e visibili le tracce intatte del suo lontano passato che è comune a tutti i popoli del Mediterraneo,proveniente dall’antica Grecia, Africa Medio Oriente. A Gibellina in provincia di Trapani, in quella parte della Sicilia che si protende verso il Meghreb, la Fondazione Orestiadi esplora e ricrea tali tracce e analogie nel suo museo delle Trame Mediterranee dove le ceramiche, i tessuti, i gioielli e i costumi mostrano i legami tra le culture dei popoli del mare.

Le Orestiadi si svolgono ogni estate Gibellina (TP) dal 1981, e sono state fondate dall’ex sindaco e senatore Ludovico Corrao, tra le iniziative per la rinascita culturale del territorio, dopo il Terremoto del Belice del 1968. Le rappresentazioni si tengono presso il Baglio Di Stefano o al “Cretto di Burri”. Dal 1992 le Orestiadi sono affiancate dalla Fondazione Istituto di Alta Cultura Orestiadi, con sede a Gibellina, e cui fanno parte anche la Regione Siciliana, la Provincia di Trapani e il Comune di Gibellina. Le Orestiadi sono un festival internazionale con manifestazioni, anche realizzate e autoprodotte, che vanno dalle rappresentazioni teatrali a quelle musicali, dalla pittura alla scultura, al cinema.

Il Baglio Di Stefano, oggi sede della Fondazione Orestiadi e del Museo delle Trame Mediterranee, è una fattoria fortificata costruita dall’antico proprietario, il Barone Di Stefano, alla fine del Settecento.

In seguito i caseggiati prospicenti l’ampio cortile detto baglio, sono stati trasformati in centro per il controllo del latifondo. La struttura è caratterizzata da un sistema irriguo con condutture in terracotta e vasca di accumulo delle acque. Il giardino adiacente è arredato da una fontana, sedili in pietra e piante scelte non solo seguendo un tracciato naturalistico. Ma anche culturale per l’ispirazione esoterica che ne disegna la disposizione. Cinto da muretti a secco e definito da un fitto filare di palme, il giardino delle delizie scandiva l’assolato paesaggio dell’entroterra siciliano segnando la presenza della casa, dell’acqua e dell’uomo.

Distrutto dal sisma del 1968 è stato ristrutturato su progetto degli Architetti Marcella Aprile, Roberto Collovà e Teresa La Rocca. Costituisce un esempio architettonico di eccezionale interesse artistico e culturale.

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